Il “piccolo Colosseo” della Campania

Il “piccolo Colosseo” della Campania

di Silvia Semonella

La regione Campania è ricchissima di paesaggi mozzafiato ma anche di siti culturali e di interesse archeologico famosissimi, come Pompei ed Ercolano o altri quasi sconosciuti. Basti pensare alla Piscina Mirabilis e al Castello di Baia o all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua a Vetere.

L’Anfiteatro Campano

L’Anfiteatro Campano, detto anche Capuano, è ovviamente di epoca romana e deve il suo nome alla città di Capua, che si trova a poca distanza.

Definito il “piccolo Colosseo“, per dimensioni è secondo proprio a quest’ultimo, a cui fece da modello.

Infatti, l’Anfiteatro Campano fu il primo anfiteatro del mondo romano e sede della prima scuola di gladiatori di Capua, celebre per la ribellione di Spartaco che, nel 73 a.C., guidò la rivolta che tenne sotto scacco Roma nei due anni precedenti al primo triumvirato.

All’interno del circuito museale, oltre all’anfiteatro, troviamo un Antiquarium, il Mitreo e il Museo dei Gladiatori.

Parte della storia dell’anfiteatro fu ricostruita attraverso una epigrafe del 1726, che recitava: “La Colonia Giulia Felice Augusta Capua fece, il divo Adriano Augusto restaurò e curò vi si aggiungessero le statue e le colonne, l’imperatore Cesare T. Elio Adriano Augusto Pio dedicò.”

Fu costruito, quindi, da Augusto in seguito alla conquista di una colonia, intorno al I secolo a.C., restaurato da Adriano, che lo arricchì con statue e colonne, e inaugurato da Antonino Pio.

La decadenza dell’anfiteatro, purtroppo, cominciò con la caduta dell’Impero Romano di Occidente, quando prima i Vandali di Genserico e poi i Saraceni lo distrussero. I capuani stessi, verso il IX secolo, contribuirono alla razzia: spezzarono grandi massi per estirpare il bronzo e il piombo che li univa e utilizzarono i materiali per la costruzione del Duomo, del Castello delle Pietre e del Campanile. La distruzione terminò solo in epoca borbonica quando, finalmente, il re lo dichiarò monumento nazionale.

Oggi

Oggi l’intero complesso è gestito dal Polo Museale della Campania; alcuni resti e reperti sono conservati nel Museo della Città di Capua, nel Museo Archeologico dell’Antica Capua, sempre a Santa Maria Capua Vetere, e all’interno delMANN.

Ancora troppo poco conosciuto, l’anfiteatro è una testimonianza meravigliosa degli anni d’oro vissuti dalla città in epoca romana. Nei periodi di poco affollamento è una visita che vale la pena fare: al tramonto, con la tranquillità e il silenzio di quell’ora, sembra quasi di tornare indietro nel tempo…

Scritto da: Redazione

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